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Pacifici, non pacifisti.

  • Immagine del redattore: Giacomo Zucchelli
    Giacomo Zucchelli
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min


i grandi sconfitti

Perché Batman deve restare nei fumetti

Qualche giorno fa, a Firenze, una donna iraniana interrompe un corteo per la pace. Racconta cosa significa davvero vivere sotto un regime che reprime nel sangue le proteste. Non è una teoria. Non è un hashtag. È vita reale.


E non è un caso isolato. Qualche mese fa un venezuelano ha fatto lo stesso durante una manifestazione contro l’arresto di Maduro. E in altre piazze, mentre si sventolano bandiere per la pace, c’è chi strappa quelle ucraine.


Nel frattempo a Sanremo si canta Le Déserteur, si cita il rifiuto delle armi, si invoca la diserzione. Parole che condivido. Sul serio. Ma senza decontestualizzarle.


Perché il disertore della canzone non è un equilibrista morale che rifiuta ogni guerra in astratto. È un uomo che non vuole combattere una guerra che non sente sua. È diverso.


Il pacifismo di ieri e quello di oggi

Dopo la Prima guerra mondiale molti operai si trovarono a sparare contro altri operai. Scout contro scout. Ragazzi che fino a pochi mesi prima condividevano una cultura europea comune. Lì nasce un pacifismo che smaschera l’ipocrisia delle monarchie e degli interessi economici.


Dopo il 1945 cresce un altro pacifismo. Quello contro il Vietnam. Contro l’Iraq. Contro le guerre d’invasione. Un pacifismo che ha avuto il merito enorme di mettere in discussione l’arroganza delle superpotenze.


Ma oggi qualcosa è cambiato.


Oggi una parte del movimento pacifista fatica a distinguere tra chi invade e chi si difende. Tra chi reprime nel sangue e chi chiede libertà. Tra l’autodeterminazione e l’espansionismo.

E qui la questione si fa seria.


Non tutte le guerre sono uguali

Mettere sullo stesso piano:

  • la resistenza ucraina all’invasione russa

  • un intervento unilaterale americano in America Latina

  • un’operazione militare contro un regime repressivo

  • un’aggressione territoriale pura

non è neutralità. È confusione morale.


Essere contro la guerra non significa essere contro chi si difende.


Essere contro la violenza non significa ignorare chi la subisce.


Io sono favorevole all’aiuto all’Ucraina. Non perché ami le armi. Ma perché senza difesa non esiste autodeterminazione.


Ho molte più remore sugli interventi unilaterali stile “arriva lo sceriffo, sistema tutto e se ne va”. Perché raramente sistemano qualcosa. Spesso complicano tutto.


Ed è qui che entra in scena Batman.


Il problema del “giustiziere internazionale”

Batman è uno dei miei supereroi preferiti. Ma è un fuorilegge. Fa rispettare la legge violandola. Decide lui chi è il cattivo, come intervenire, quando fermarsi.


Funziona nei fumetti.


In politica internazionale è un disastro.


L’idea che “contro i cattivi non si possa rispettare la legge” è pericolosa. Perché una volta accettato il principio, vale per tutti. Per Trump. Per Putin. Per chiunque si senta investito di una missione morale.


Se le regole internazionali diventano opzionali, il risultato non è giustizia. È caos.


Tra gli estremi ci sono le persone

Da una parte i leader che si muovono come sceriffi globali.


Dall’altra un pacifismo che talvolta scivola nell’indifferenza verso chi chiede protezione.

In mezzo ci sono:

  • i giovani iraniani che protestano e vengono arrestati

  • i venezuelani che scappano

  • i profughi ucraini

  • gli israeliani e i palestinesi che vogliono semplicemente vivere

  • gli europei che non sopportano né Khamenei né Trump


E l’Europa? Assente.


Senza una vera politica estera comune e senza una capacità di difesa autonoma, l’Europa è spettatrice. La NATO sotto leadership imprevedibili rischia di diventare un’alleanza formale, meno politica e più tattica. Intanto Putin è impantanato in Ucraina e altri attori globali osservano, aspettano. La storia non ama il vuoto.


Pacifici, non pacifisti

Ecco il punto.


Si può essere pacifici senza essere pacifisti ad oltranza.


Essere pacifici significa:

  • credere nella diplomazia prima delle armi

  • pretendere il rispetto del diritto internazionale

  • sostenere l’autodeterminazione dei popoli

  • difendere le libertà individuali


Essere pacifisti in modo ideologico, invece, rischia di trasformarsi in una posizione che rifiuta ogni uso della forza, anche quello difensivo, anche quello regolato, anche quello legittimo.

La pace non è semplicemente assenza di guerra. È presenza di giustizia e di regole condivise.


Se rinunciamo alle regole per combattere i “cattivi”, diventiamo come loro.

Se rinunciamo alla difesa per paura delle armi, consegniamo i più deboli ai più forti.


Batman deve restare nei fumetti.

Nella politica internazionale servono istituzioni, diritto, responsabilità condivisa.


Altrimenti non vince la pace. Vince il caos.


E il caos, di solito, non è mai neutrale.

 
 
 

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