Le critiche USA all’Europa: debolezza o occasione per ripensare il modello europeo?
- Giacomo Zucchelli
- 10 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min

La nuova strategia americana tratteggia un’Europa immatura, lenta, incapace di decidere. Una rappresentazione comoda, certo, ma ingannevole. Le fragilità europee esistono, ma sono in gran parte l’effetto collaterale di un modello che ha scelto la civiltà prima della potenza. Un modello oggi sotto pressione, ma tutt’altro che superato, nonostante le critiche USA all'Europa
Un’economia diversa, non arretrata

L’Europa non è rimasta indietro per inerzia. Ha deliberatamente investito in stabilità, diritti, protezione sociale, accettando che l’avanguardia tecnologica fosse guidata da altre potenze. Gli Stati Uniti hanno costruito il loro dominio sulle big tech; la Cina sulla manifattura iper-competitiva. L’Europa, invece, ha consolidato una struttura industriale tradizionale e un apparato regolatorio tra i più avanzati al Mondo.
Non lentezza, quindi, ma una traiettoria alternativa. E ora paghiamo il prezzo di non aver presidiato i terreni che definiscono il futuro: semiconduttori, digitale, intelligenza artificiale.

La lotta al cambiamento climatico è la decisione più coraggiosa, e più costosa, che l’Europa abbia preso negli ultimi vent’anni. Mentre altri fanno annunci, l’Ue ha imposto norme rigide, limiti severi alle emissioni, obiettivi obbligatori per l’industria. Il risultato è doppio: un Continente più sostenibile e un’industria sotto sforzo, spesso esposta alla concorrenza di chi non rispetta gli stessi standard. La verità è semplice: siamo gli unici che hanno davvero pagato il prezzo della responsabilità climatica.
Lentezza? No, memoria storica
Il processo decisionale europeo è faticoso perché nasce da una paura concreta: che l’autorità non controllata porti di nuovo alle dittature del secolo scorso. Per questo l’Europa privilegia il consenso ampio, anche quando rallenta tutto. Non è un difetto: è il Dna politico del Continente. Il problema è che il Mondo intorno corre senza freni, e il nostro modello rischia di apparire antiquato proprio mentre conserva un valore profondo.

L’Europa resta il luogo dove la ricchezza è più diffusa, la sanità più accessibile, la scuola più democratica, il welfare più solido. La disuguaglianza c’è, ma è contenuta molto più che negli Stati Uniti e in gran parte dell’Asia. Questo è il nostro vero potere: una società forte, coesa, con una classe media ancora viva. Ed è anche il motivo per cui certi modelli economici ci considerano una “stranezza” da correggere, più che un esempio da seguire.
Non siamo in declino: siamo fuori posto

L’Europa non è debole. È disallineata con un mondo che privilegia forza militare, verticalità del comando, competizione feroce. Il suo modello fondato su diritti, welfare e democrazia condivisa non coincide con lo spirito del tempo. E questo crea il vicolo cieco attuale: se non si cambia si rischia l’irrilevanza; se si cambia troppo si rischia di perdere l’essenza che rende unici. Serve una via d’uscita che non tradisca chi siamo.
Tre mosse per non rimanere schiacciati
Una politica industriale europea capace di fare scelte vere
L’Europa deve smettere di essere solo il regolatore del Mondo e diventare un attore industriale credibile. Significa investire insieme, non a macchia di leopardo, su AI, microchip, biomedicina, cloud, tecnologie critiche. Modello Airbus, ma moltiplicato per cinque.
Una difesa comune che ci liberi dal ricatto geopolitico
La protezione americana non è garantita per sempre, e oggi più che mai lo abbiamo capito. Un pilastro di difesa europeo non militarizza il Continente: lo rende libero di prendere posizione senza dipen
dere dagli umori di Washington.
Meno veti tra Stati, più democrazia europea
L’unanimità è incompatibile con il Mondo in cui viviamo. Per contare davvero serve:
più potere al Parlamento europeo;
una Commissione con mandato politico diretto;
un Consiglio che non possa bloccare tutto da solo.
Non è una rivoluzione: è semplice manutenzione istituzionale.
La forza gentile deve diventare consapevole
L’Europa è stata per decenni il laboratorio della convivenza civile. Ora deve diventare anche un laboratorio di forza consapevole: capace di proteggere il suo modello, non solo di raccontarlo.
In un mondo che corre verso la brutalità competitiva, l’Europa può essere l’alternativa credibile. Ma solo se accetta di prendersi sul serio. La nostra è una civiltà fragile solo quando rinuncia a sé stessa. Quando decide, quando si unisce, quando investe, diventa esattamente ciò che molti ci invidiano: la potenza che non ha bisogno di prepotenza.
Giacomo Zucchelli



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