Lavoro e generazioni: il problema non sono i giovani, ma il sistema
- Giacomo Zucchelli
- 18 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Generazioni e lavoro: non è scontro, è un fallimento di sistema
Negli ultimi giorni due narrative opposte girano sui social: in Giappone, rispetto all'Occidente, si celebrano gli over-60 in azienda, in Italia si dice che “si preferiscono gli over-50 ai giovani”. Sembrano opposte, ma raccontano lo stesso problema profondo che il problema del rapporto tra lavoro e generazioni è un sistema datato e non più in linea con le esigenze socio-economiche e culturali attuali.
1. Il lavoro senior non è un mito culturale, è una dinamica strutturale

In Giappone il tasso di occupazione degli over-55 è tra i più alti al mondo, con circa il 79% di persone di 55-64 anni occupate nel 2025. Questo non è folklore da social, è un dato reale. La popolazione invecchia e il mercato del lavoro risponde trattenendo competenze e esperienza. (Fonte OECD)
Non sempre questo significa che gli anziani “lavorano meno guadagnando pieno stipendio”. Significa che il sistema ritiene utile tenerli dentro il circuito produttivo, anche se con ruoli e contratti diversi. La lealtà culturale può aiutare a leggere il fenomeno, ma la dinamica è economica e demografica, non solo spirituale.
2. In Italia l’occupazione cresce — ma non per tutti allo stesso modo
I dati ISTAT del 2025 raccontano una verità che nessuno vuole urlare:

gli over-50 sono l’unica fascia che sta davvero trainando la crescita dell’occupazione,
mentre i giovani (15-34 anni) non solo crescono molto meno, ma in alcune rilevazioni diminuiscono. (Fonte : Istat e L'espresso)
In altre parole: sì, l’occupazione c’è, ma non si distribuisce a tutte le età. Il tasso complessivo sale, ma la partecipazione giovanile resta debole e incerta.
3. Non è “svogliatezza”, è vulnerabilità strutturale

Parlare di giovani che “vogliono guadagnare poco” è superficiale. Il problema vero è che il mercato italiano non dà percorsi stabili. I giovani entrano con contratti a termine, cambiano lavoro spesso e vedono poche prospettive di crescita reale. Secondo statistiche europee, quasi il 40% dei giovani occupati in Italia ha contratti a termine, molto più della media (Fonte UE. Rapporto Italia Generativa)
Questo non è scelta, è risposta a un mercato che a tratti li usa come buffer, non come investimenti.
4. Perché le aziende “preferiscono” profili maturi

Da dove nasce questa percezione? Dalle logiche razionali del business:
Un lavoratore senior ha esperienza già spendibile.
Richiede meno formazione di base.
Statistiche internazionali mostrano che i giovani hanno mobilità lavorativa molto più alta dei profili maturi (chiamalo turnover se vuoi). Questo significa che l’investimento iniziale rischia di “volare via” troppo presto. (Fonte OECD)
Le aziende non sono cattive creature mitologiche che odiano i giovani. Semplicemente giocano con le regole che il sistema gli dà, cercando di tagliare i rischi quando possono.
5. Non è conflitto generazionale, è fallimento delle transizioni

La chiave è qui: non è che gli anziani rubano il lavoro ai giovani, è che il sistema non sa includere chi dovrebbe entrare con slancio nel mondo produttivo.
In Italia:
L’occupazione senior cresce.
La partecipazione giovanile langue.
I percorsi di avviamento sono instabili e spesso temporanei.
Questa non è lotta, è una fuga da responsabilità collettiva: da una parte si spinge la gente a lavorare più a lungo, dall’altra non si costruiscono percorsi dignitosi per chi dovrebbe prendere il testimone.
6. Il vero nodo: il lavoro come progetto, non come sussidio o ostacolo
La cultura del lavoro non è un’astrazione sociologica fine a se stessa. È il modo in cui una società distribuisce fiducia, opportunità e senso di appartenenza.
Finché considereremo il lavoro solo come reddito da ottenere con il minor sforzo possibile o solo come costo da minimizzare, non affronteremo i nodi veri: formazione, percorsi stabili, dignità professionale e coesione intergenerazionale.
In sintesi
📍 Il mercato italiano oggi è più “vecchio” perché le persone mature restano nel lavoro, ma i giovani faticano ad entrarci davvero. (Fonte Istat)
📍 Non è scontro generazionale, è un sistema che produce insicurezza strutturale.
📍 Alla base: regole, contratti, politiche che non premiano la continuità e la crescita a lungo termine.
Il lavoro non deve essere solo reddito o vincolo. Deve tornare a essere parte di un progetto di vita e di comunità. Senza questo, qualunque statistica diventa solo un dato senza significato politico o sociale.




Commenti